I DIRITTI SE NON SONO PER TUTT* SI CHIAMANO PRIVILEGI

Siamo venut* a sapere della storia di B&G (QUI) che si sono rivolte al comitato di quartiere di Vallette dopo aver cercato aiuto in varie strutture istituzionali. Non riprenderemo i particolari delle loro storie, ma B&G sono giovani, sono una coppia e  sono madri. B&G sono in oggettiva difficoltà a portare avanti le proprie scelte di vita, ma non sicuramente per mancanza di forza e determinazione. B&G non hanno accesso a nessuna delle figure di aiuto e sostegno alle famiglie che le istituzioni propongono. Non ci sono tutele per loro perchè per il tipo di relazione che hanno non esistono caselle legali, anzi. Il paternalismo delle istituzioni le vorrebbe vittime della loro giovane età e di storie difficili, e quindi invece che essere titolate di sostegno nelle loro scelte, sono invitate a  prendere delle strade di vita più “consone”, scelte per loro da altri.
Ma B&G rifiutano di farsi vittime, di lasciare ancora una volta che altri decidano per loro. L’assessore alle pari opportunità della città-vetrina (anche gay friendly) Torino offre loro qualche giorno in ostello, gli assistenti sociali non fanno altro che proporre loro di non condividere gli spazi e  la vita come loro vorrebbero, offrendo solo ed unicamente soluzioni temporanee separate. Nessuno sembra poter fare nulla, tutti si dichiarano con le mani legate ma nessuno alla fine sostiene questa vite così “improponibili”. Allora noi vorremmo interrogare chiunque abbia festeggiato manovre del potere sui cosiddetti “diritti LGBT” (targato PD  per la Cirinnà, o 5stelle sulle politiche locali); se le tutele non servono a chi sta nella situazione più complicata, cosa c’è da gioirne?

B&G sono state estremamente coraggiose non solo nel rifiutare il paternalismo dell’assistenza, ma anche a voler raccontare pubblicamente la propria situazione. Chissà quante storie similmente complicate non arrivano alle orecchie di nessuno. Vogliamo dire ai soggetti che sentono di aver “avanzato” nell’acquisire il contentino del  DDL Cirinnà, che se le tutele non servono a chi è in una situazione come B&G, se i diritti riguardano solo chi “se li può permettere” -per classe sociale e reddito, per età, per storie di vita, per nazionalità- allora si chiamano PRIVILEGI e, come già dicevamo in altre occasioni, non c’è nulla da festeggiare nell’acquisirli.
Non solo, festeggiare o meno non è solo una questione di “inclusività” o di speranza in avanzamenti futuri (“un passo alla volta verso il sole dei diritti”), festeggiare o chiedere diritti è un modo di posizionarsi politicamente che rinforza il privilegio, accresce le disparità e lascia spazio alla normalizzazione invece che alla critica; tale posizione non ci appartiene, in quanto soggetti queer, non perchè siamo guastafeste, ma perchè abbiamo ben presente che non c’è vero progresso se permangono differenziazione ed esclusione.

Vogliamo invece esprimere solidarietà e sostegno a B&G,

AH!squeerto – assemblea queer torino


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