Mar 16 2017

Corpi che non contano – Prospettive antispeciste e queer.

28 marzo 2017, h.17 – Aula 5 Palazzina Einaudi 1° Piano (accanto al Campus Luigi Einaudi), Università degli Studi di Torino – Lungo Dora Siena 68/a (Torino)


L’incontro propone una riflessione sulla liberazione animale e il transfemminismo queer da un punto di vista intersezionale. Intendiamo introdurre il pubblico alle questioni relative ai punti di contatto e di frizione esistenti nell’intersezione tra la critica antispecista e la teoria queer, e le prospettive future relative alle politiche che scaturiscono dalle alleanze anziché dall’identità dei soggetti resistenti.

Intervengono:

Federico Zappino: filosofo, traduttore e attivista transfemminista queer;
Marco Reggio: attivista antispecista, componente dell’associazione Oltre La Specie e redattore della rivista Liberazioni;
Massimo Filippi: pensatore e militante antispecista, autore di diversi saggi sulla questione animale.

Moderazione e introduzione a cura di:
feminoska: mediattivista, redattrice della rivista Liberazioni e attivista di Ah sQueerTO!
Cristian Lo Iacono: Responsabile Centro Documentazione GLBTQ Maurice e attivista di Ah sQueerTO!


Nov 30 2016

Video integrale del convegno: Disabilità e Assistenza Sessuale.

Video integrale del seminario organizzato da Ah! sQueerTO! e Centro Documentazione Maurice:

Disabilità e assistenza sessuale.
Dibattiti e analisi di pratiche di sex working.
(28 ottobre 2016, 17.30, CLE UniTo – Aula A4)

L’incontro propone l’apertura di un dibattito cittadino sulla questione dell’assistenza sessuale alle persone con disabilità fisica. A partire dal punto di vista di attivisti/attiviste e lavoratori/lavoratrici del settore, intendiamo introdurre il pubblico, il più vasto possibile, alle questioni che riguardano l’accesso alla vita sessuale, la sua piena disposizione per tutti i soggetti, e la questione quindi collegata del sex working. Gli organizzatori e le organizzatrici si pongono in dialogo con soggetti disabili, operatori ed operatrici del settore, psicologi e psicoterapeuti, attivisti e con ogni individuo interessato al tema.

Intervengono:
Gabriele Segre (Torino): Attivista queer sul tema sessualità e disabilità.
Judith Aregger (Ginevra, Svizzera): assistente sessuale e sessuologa.
Giulia Garofalo Geymonat (Lund University): Ricercatrice e attivista.

Moderazione, introduzione e traduzione:
Lia Viola: PhD in Antropologia Culturale e Attivista di Ah sQueerTO!
Cristian Lo Iacono: Responsabile Centro Documentazione GLBTQ Maurice e Attivista di Ah sQueerTO!

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Nov 19 2016

Volantino Transgender Day of Remembrance\Trans Freedom March Torino 2016

Il movimento LGBTIA e Queer scendono in piazza oggi – come ogni anno, da 16 anni a questa parte – per celebrare una triste ricorrenza: il Tdor, TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE. In questa giornata
di lutto, nella quale ricordiamo alcune delle troppe vittime dell’odio e della violenza transfobica, vogliamo dire basta alla discriminazione transfobica e alla violenza che colpisce le persone transessuali, transgender e non-binarie.

Il movimento transfemminista queer lotta da sempre contro l’oppressione e la violenza prodotte dalla cultura etero-cis-patriarcale. La violenza transfobica che anche oggi contestiamo e combattiamo, è solo l’ennesima declinazione e settorializzazione della violenza DEL genere.

Le norme etero-cis-patriarcali, che prevedono un rigido sistema di assegnazione dei generi sotto forma di un sistema binario apparentemente indiscutibile, prevedono che:

1) Il principio di assegnazione del genere su base sessuale, con il quale ci viene assegnato un genere alla nascita sulla base del sesso biologico apparente, non possa essere messo in discussione; una persona identificata in quanto maschio alla nascita dovrà obbligatoriamente essere un uomo, una persona identificata in quanto femmina dovrà essere una donna. Questo è il concetto fondamentale su cui si basa il cis-sessismo, ovvero la discriminazione di ogni persona che non rispetti questo rigido schema e che abbia un’identità di genere che differisce dal genere assegnato alla nascita.
2) i generi “uomo” e “donna” (o più genericamente la “maschilità” e la “femminilità”) sono obbligatoriamente rigidi, complementari e asimmetrici, perché funzionali ad un regime di eteronorma obbligatoria, e sono gli unici generi considerati validi: chiunque non rispetti questa rigida divisione, e non possa o non voglia ricadere in una delle due possibilità previste, viene semplicemente considerat* un “errore” da correggere. Questo è il concetto su cui si basa la discriminazione binaria delle persone che hanno un’identità di genere diversa dalle due suddette.
3) insieme ad un sesso e ad un genere, ci viene assegnato alla nascita anche un ruolo di genere a cui tutt* siamo chiamat* ad aderire e a cui nessun* può sfuggire: le persone non sono libere di interpretare soggettivamente la propria identità di genere, ma devono performarla nell’unico modo codificato che la cultura etero-cis-patriarcale prevede.

Chiunque non rispetti queste norme diventa automaticamente potenziale vittima di violenza da parte di chi sostiene e non intende mettere in discussione il sistema; questa è l’origine della violenza transfobica, e non un generico quanto non meglio definito “odio verso le persone trans”. Si tratta invece proprio dell’atto di rigettare e negare chiunque non rientri nella narrazione etero-cis-patriarcale dominante: una persona trans, semplicemente con la sua sola esistenza, mette in crisi e dimostra tutti i limiti di questo sistema, e ne paga le conseguenze diventando il bersaglio della violenza.

Le persone trans sono la prova vivente del fatto che la “narrazione del genere” dominante è violenta e oppressiva.

Non vogliamo relativizzare o sminuire la violenza transfobica, quanto decostruirla e ricontestualizzarla nella più ampia cornice della violenza legata al genere, soprattutto per poterne riconoscere le reali cause e sconfiggerla una volta per tutte. E’ fondamentale risalire alle reali cause del problema e non semplicemente limitarsi ad osservare e
denunciare un particolare tipo di violenza, quando tutte le forme di violenza legate al genere hanno una base culturale comune.
Definire la violenza sulla base di una categorizzazione delle vittime, specialmente quando le cause sono comuni, non permette di analizzare la violenza del genere come fenomeno strutturato e sistemico, nonché profondamente radicato nella narrazione culturale dominante e non solo peculiare a determinate minoranze o categorie di persone e contesti.

La violenza del genere tocca tutt*, ovunque, tutti i giorni, e tutt* dobbiamo prendere posizione affinché questa violenza cessi una volta per tutte!
Ah sQueerTO! – Assemblea Queer Torino
https://ahsqueerto.noblogs.org/
https://www.facebook.com/ahsqueerto

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Nov 3 2016

26N: Per uno spezzone transfemminista queer al corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne

In moltissime parti del mondo – in Sud America, in Polonia, in Spagna – le donne stanno occupando le strade: femministe, trans*, sex workers, soggettività lgbtqi, tutt* insieme con i propri corpi e le proprie rivendicazioni, incrociano le braccia per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere e per affermare la propria autodeterminazione. Il prossimo 26 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, si scenderà in piazza a Roma con un grande corteo nazionale al grido di “Non una di meno”vogliamo esserci come lelle, froce, trans*, puttane e terrone con uno spezzone transfemminista queer aperto a tutt* coloro che fanno della lotta alla violenza eteropatriarcale, all’eterosessualità obbligatoria e al binarismo di genere una priorità.

La violenza maschile contro le donne non deve e non può essere in alcun modo relativizzata. Allo stesso tempo, la nostra esperienza della violenza di genere mette in evidenza i nessi tra violenza maschile, eteronormatività e imposizione del binarismo di sesso-genere.
Come transfemministe queer siamo costantemente in lotta per costruire un mondo libero dalla violenza di genere, la cui enormità è davanti ai nostri occhi ogni giorno con un vero e proprio bollettino di guerra. Ma la violenza non è solo quella rappresentata mediaticamente, non è un elemento disfunzionale rispetto ai presunti normali rapporti tra uomini e donne, non è l’eccezione nel mondo etero-cis-patriarcale, ma è un fenomeno sistemico e strutturale. Al cuore di questa violenza ci sono l’eteronormatività e l’eterosessualità obbligatoria che producono un sistema di generi rigidamente binario, secondo il quale la propria “maschilità” o “femminilità” e i ruoli sociali dipenderebbero dal sesso assegnato alla nascita. In questa cultura, “maschile” e “femminile” sono generi costruiti come opposti, complementari e asimmetrici: tutto ciò che è “femminile” occupa un posto inferiore. Chiunque provi a ribellarsi alla norma che determina quale posto bisogna occupare nel mondo, che sia una donna che sceglie di lasciare il marito violento o un* adolescente che scappa da una famiglia che non le/gli permettere di scegliere liberamente come vivere il genere, la sessualità e i legami affettivi, viene colpit* dalla violenza di questo sistema, viene ricondott* all’ordine e, se continua a ribellarsi, uccis* o suicidat*.

Questa violenza ha una profonda radice patriarcale che cerca continuamente di reimporsi contro l’autonomia delle donne e i percorsi di autodeterminazione di tutte le soggettività che resistono all’eteronormatività e si ribellano al binarismo di genere: perché la matrice della violenza che colpisce le donne – cis, trans*, etero, lesbiche, queer, bi – è la stessa che produce la violenza contro tutte le soggettività che trasgrediscono la norma etero e cis, che si rifiutano di riprodurre la maschilità egemonica o di identificarsi come donne nonostante l’assegnazione alla nascita. Anche in questo senso, diciamo che la violenza di genere è violenza maschile: perché è prodotta dal funzionamento coerente della maschilità egemonica, che si costruisce come naturale e spontanea attraverso la delegittimazione e la repressione di ogni altra forma di mascolinità non normativa, non etero, femminile, lesbica, gay, trans*.
Non si tratta quindi di aggiungere altre soggettività alla lista delle vittime, ma di affermare che la violenza di genere è prodotta dalla violenza DEL genere, dall’imposizione di due sessi-generi normativi a sostegno dell’eterosessualità obbligatoria, all’interno di una cornice familista e riproduttiva. Questa violenza trova terreno fertile nella centralità sociale attribuita alla famiglia nucleare e alla coppia – intesa come unico luogo legittimo di realizzazione emotiva e di espressione dell’amore e al contempo come spazio eminentemente “privato” (“tra moglie e marito non mettere il dito!”)- e nell’immaginario dell’amore romantico: un immaginario che si nutre di senso del possesso, gelosia, esclusività, annullamento di sé e fusione simbiotica, isolamento nella coppia, non solo produce linfa per la violenza ma finisce anche per legittimarla.

In questo contesto, alla maschilità egemonica fa da contrappunto una femminilità normativa, a cui tutt* coloro che sono stat* assegnat* donne alla nascita sono chiamate ad aderire, prestandosi più o meno gratuitamente al lavoro di cura, affettivo e materiale e di riproduzione e naturalmente all’eterosessualità e alla maternità obbligatorie. Proprio a quest’obbligo ha tentato di ricondurci recentemente il fertility day, così come ci provano continuamente gli attacchi alla libertà di scelta (non) riproduttiva messi in atto dai cosiddetti obiettori di coscienza negli ospedali pubblici, che svuotando di fatto la legge 194 nel nome di un modello e un ruolo femminile destinato alla maternità, mettono a rischio non solo la libertà ma anche la vita stessa delle donne.
Non ci stancheremo mai di ricordare, inoltre, che la violenza del genere, agisce indipendentemente dalla provenienza o dalla cosiddetta “cultura” di chi la compie. Rispediamo quindi al mittente ogni lettura femonazionalista e omonazionalista della violenza contro le donne, che produce degli “altri” razzializzati (migranti, musulmani o terroni che siano), che proietta le proprie strutture eteropartiarcali su altre culture provenienti dal Sud, non solo in senso geografico, rappresentandole come meno “civili” e intrinsecamente violente, tradizionali o arretrate. Le narrazioni razziste della violenza strumentalizzano le nostre lotte per occultare il fatto che la violenza non è esterna e lontana, ma un elemento che struttura tutta la società e solidifica la comunità nazionale.

Contro la violenza del genere e di genere, contro la riproduzione della maschilità egemonica e la complicità con essa, come invito a ribellarsi anche alla femminilità normativa, vogliamo rilanciare la prospettiva dello sciopero dai/dei generi, come pratica di lotta quotidiana, di sottrazione dalle performance binarie dai ruoli di genere socialmente imposti.
Alla centralità sociale della relazione monogamica e all’immaginario romantico ci ribelliamo continuando a costruire e sperimentare molteplici forme di intimità, reti di affetti e di cura non centrate sulla coppia, perché gli affetti e le relazioni sono sempre un fatto politico, non solo quando diventano violente! Se è vero che la violenza di genere si riproduce anche dentro le relazioni non etero e queer, nella misura in cui abbiamo introiettato i codici egemonici e binari della coppia ruolizzata, nei quali siamo stat* cresciut*, risulta ancora più importante – contro ogni forma di etero e omonormatività – riaffermare il desiderio, la pratica e l’importanza politica delle altre intimità e delle forme di relazione e affetto alternative.
Crediamo che non sia possibile vincere la battaglia contro la violenza eteropatriarcale senza tessere fili di connessione tra di noi, senza leggere le intersezioni che ci sono tra l’essere donna, frocia, lesbica, trans*, queer, intersex, migrante, sex worker, terrona in una società maschile e maschilista, eterosessista e violenta, che cerca con ogni mezzo di incasellarci e ricondurci tutt* all’ordine, nelle case, sul lavoro, a scuola, per strada, nelle relazioni, nelle istituzioni e nei servizi pubblici.
Per questo, abbiamo deciso di costruire uno spezzone transfemminista queer alla manifestazione del 26 novembre, per creare lo spazio e il tempo per incontrarci, riconoscerci e posizionarci le une a fianco de* altr* nella lotta contro la violenza di genere. Perché chi ci vuole divise per disciplinarci ci troverà tutt* insieme a urlare furiose nelle strade e nelle piazze: NiUnesMenos!


Ott 26 2016

HalloQueer

Squeerto presents: HALLOQUEER poli – nucleosi & manici di scopa gala* night.

Up to you benefit Ah!SqueerTO.

*freed from desire

La festa più scheccante dell’anno!
Vieni a festeggiare Halloween con noi, performa il genere e la specie che vuoi e aiutaci a rendere la festa uno spazio sicuro. Non essere molest*, chiedi il consenso (e accetta i no).

Spazio ad alto tasso di sfrante, frocie, trans.
Lascia l’eteronorma a casa.

Da mezzanotte in Cavallerizza Reale.

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Ott 18 2016

Ah SqueerTo alla GAM di Torino

 

13 ottobre 2016

Chi attratt* dalla presenza di Paul B. Preciado, chi dalla conoscenza pregressa del lavoro di Carol Rama, chi spint* da curiosità, martedì 11 ottobre le squeertole hanno deciso di queerizzare la GAM di Torino con la loro scintillante presenza.

 

L’occasione è stata l’inaugurazione della mostra “La Passione secondo Carol Rama” cui hanno partecipato i due curatori della stessa esposizione al Museo di Arte Contemporanea  di Barcellona, Paul B. Preciado e Teresa Grandas, la curatrice di Torino, Anna Musini, e la direttrice della GAM, Carolyn Christov-Bakargiev.

Quest’ultima, prendendo la parola per prima, introduce la conferenza con un’intervista di Corrado Levi a Carol Rama da cui scopriamo che l’’attitudine e motore che caratterizza il suo lavoro è l’insofferenza per la falsità. Di se stessa disse anche: «La rabbia è la mia condizione di vita da sempre. Sono l’ira e la violenza a spingermi a dipingere». E’ questo che la muove in un impulso di perforazione, che caratterizza la sua scelta di materiali e di linguaggio. Alla domanda: «Dove sarebbe il luogo adatto per una tua esposizione?» rispose, senza dubbio: «In un museo. Però con dei posti per sedersi. Mi sentirei uno sgabello con lo schienale».

La parola è poi stata lasciata a Teresa Grandas che si affida alla lettura in italiano di una parte del catalogo (tradotto appunto da quello redatto in occasione della esposizione del 2014 di Barcellona). Il suo intervento ribadisce che una delle emozioni predominanti nell’attività della pittrice fu la rabbia, emozione che forse informò anche la sua oppositività nei confronti di un secolo, il XX, che non la riconobbe e non l’accettò, con cui lei si confrontò, senza mai aderire ad un movimento artistico e sempre dissociandosi dalla norma imposta. Dai suoi dipinti affiorano anche feticismo, gioia e malinconia, disagio e bellezza. Di questa disse: «Il carattere, come la bellezza, o ti piace o niente».

Il successivo relatore è stato Preciado.

Parafrasando il suo intervento:car_000736-scontornata

La vita di C.R. si caratterizza in 3 diversi periodi: la censura, la scoperta, il ritorno. La sua arte fu subito etichettata come oscena o pornografica, in particolare 27 fra i suoi primi acquerelli, ad oggi probabilmente persi o distrutti, furono ritirati dalla sua prima personale. Iniziò autodidatta a 18 anni, redigendo ad acquerello un vero e proprio “diario psichiatrico”, poiché sia madre che nonna erano PROBABILMENTE ospiti di una struttura per malati psichiatrici. Da subito si oppose al canonico ritratto borghese: lei, faceva ritratti di corpi, rifiutando, coraggiosamente nei suoi 18 anni, sia l’immaginario borghese, che quello fascista. Si rimarca il suo dissenso alla dicotomia dei corpi maschile e femminile, al mito dell’eroe militare e della sposa e madre della nazione, la sua critica alla famiglia e al colonialismo. Di qui la “Censura”. C.R. dipinse corpi devianti, desideranti, che incarnavano la dissidenza verso una normatività imposta: zitelle, vecch*, pazz*, effemminati, mascoline, bambin*, contro la grammatica fascista. La sua rappresentazione fu vitalista. Categorizzata come pornografica nel ’45 (etichetta che per rimase appiccicata indipendentemente da ciò che espresse nei suoi lavori successivi), è difficile pensare che le sue opere possano essere un supporto masturbatorio. Al contrario, potremmo considerarle opere antipornografiche o addirittura postpornografiche, poiché era forte la critica alla rappresentazione dominante della sessualità. Nonostante la carica sovversiva del messaggio che porta, C.R. non rinuncia allo spazio tradizionale del quadro, anche nel periodo più “astratto” dei contatti col MAC Movimento d’Arte Concreta, fra gli anni ’40 e ’60. Ad esso può essere associata, anche se non unicamente, una reazione alla censura: scompare il segno tacciato di pornografia ma rimane il significato tramite altre forme (il collage, il diagramma) che continuarono a rappresentare corpi dissidenti. Nel 1980 la riscoperta di una artista per lo più ignorata dal secolo che visse: Lea Vergine la include nella sua mostra “L’altra metà delle avanguardie”, dove espose le opere di 100 artiste donne. Tuttavia, anche la categoria di “donna” era un po’ stretta a C.R. che, negli anni ’90, in concomitanza del fenomeno della mucca pazza, affermò: “io sono la mucca pazza”

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Fu questo, appunto, il periodo della “Scoperta” di C.R., artista prolifica, dalla produzione stimabile in più di 1000 opere. Una scoperta tardiva da parte del mondo che ne riconobbe il valore quasi alla fine della vita dell’artista. Ed è così che si può parlare di un “Ritorno fantasmale”, nel 2003, quando vinse il Leone D’Oro alla Cinquantesima Edizione della Biennale di Venezia. Del suo passaggio è significativo il perseverante tentativo di dialogare col contemporaneo, rimanendone comunque e  sempre fuori.

 

La conferenza si è chiusa con un breve scambio fra Musini e Preciado sull’ultima ispirazione di Carol Rama circa la “pornografia della carne” che si profila nel fenomeno della “mucca pazza”.
La nostra giornata si è invece conclusa con l’entusiasmo per gli interessanti spunti ricevuti e con una fugace visita della mostra che molt* di noi si sono dett* interessate a rivedere!

 

 

1Riportiamo a tal proposito larticolo di Preciado, tradotto da Feminoska per AnimAlienahttps://animaliena.wordpress.com/2015/09/26/animalismo-io-sono-la-mucca-pazza-di-paul-b-preciado/

 

 

 


Ott 13 2016

Disabilità e assistenza sessuale. Dibattiti e analisi di pratiche di sex working.


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Lug 11 2016

Al pride ci siamo pres* tutto

Sabato ci siamo pres* la strada, il ponte e pure la piazza, contestando la “diversità normata” che ormai imperversa. Le nostre soggettività si sono mostrate così come le viviamo tutti i giorni, in maniera esagerata, deviata da un paradigma che ci vorrebbe ugual* e ammansit*.

Noi squeerters con la nostra camionetta insieme alle\agli squatters con il loro furgone, siamo partit* da piazza Arbarello, siamo squeertat* nel corteo del Pride torinese e abbiamo mostrato che non necessitiamo di alcun permesso di esistere. Non ci siamo fatt* dire in che posizione metterci, magari al fondo dopo tutti gli altri, carri commerciali compresi, ma ci siamo fatt* strada da sol* proprio nel bel mezzo del corteo.
Non abbiamo chiesto niente a nessun*, come è giusto che sia, e ci siamo rifiutat* di pagare “la tassa di partecipazione” che il Coordinamento Torino Pride chiede per partecipare alla parata; per noi questa è una cosa inconcepibile, perché il pride non può essere gestito e securizzato centralmente da una pseudo-organizzazione di stampo lobbistico come se fosse un evento privato.
Appena siamo entrat* ci hanno detto che noi lì non potevamo stare, come se qualcun* potesse definire le nostre modalità di partecipazione. Abbiamo portato nel corteo i nostri contenuti politici e il nostro modo frocissimo di fare le manifestazioni.
Una volta arrivat* in piazza Castello abbiamo deciso di abbandonare il corteo tirando dritto per via Po e tante persone presenti per assistere alla parata ufficiale hanno continuato il percorso con noi; ci hanno detto che questo non si poteva fare, come se le persone non avessero la libertà di seguire chi vogliono in base all’affinità politica.
Giunte in Piazza Vittorio, insieme con il furgone della “libertine parade”, abbiamo occupato temporaneamente il ponte della Gran Madre, dove siamo state raggiunte dallo spezzone studentesco, per poi ripartire e riprenderci le strade.
Alla fine del corteo queer e libertino, il nostro carro si è diretto verso il CSA Murazzi a sostegno della “cassa di resistenza” per la copertura delle spese legali dei compagni e delle compagne.

Noi veniamo ovunque, ormai l’avete capito: ballando, urlando, svestendoci, gioendo e godendo, per un giorno abbiamo fatto la Rivoluzione. Una Rivoluzione spinta dall’esigenza di affermare che noi vogliamo l’oggi, che lottiamo tutti i giorni per averlo e per costruire un futuro diverso da quello che le correnti mainstream del movimento LGBT propongono.

Sabato eravamo lì per ribadire che il compromesso non ci piace e che non siamo dispost* a lasciare indietro nessun*, di qualunque genere, di qualsiasi orientamento sessuale, di ogni colore, abbia gambe o zampe, peli, piume, becco e bocche.
Sabato abbiamo creato musica, colore, reti di solidarietà e oggi continuiamo.

GRAZIE A CHI HA LOTTATO CON NOI.


Lug 7 2016

QueerPride Contropotere Per Il Piacere

Sabato, in occasione del pride cittadino, l’assemblea queer Torino AH!SqueerTo, con il coinvolgimento di altre realtà cittadine, scenderà in piazza per portare contenuti divergenti rispetto alla proposte del movimento LGBT indentitario.

In quest’ultimo anno, le proposte politiche delle realtà LGBT hanno cercato di ricalcare il modello dominante della coppia e dei ruoli di genere troppo simili a quelli di stampo eteropatriarcale. Per avere delle briciole di diritti, sono state invisibilizzate le narrazioni difformi dagli standard ritenuti accettabili, perché non utili ai fini politici istituzionali.

Leggi il nostro documento:
https://ahsqueerto.noblogs.org/post/2016/07/06/manifesto-queerpride-torino-2016/

Siamo Frocie, Checche, Trans*, Bi/Pan/Multi/Poli/sessuali, MultiGenderS, GenderFuckerS, Cyborg, Animali Transpecie, Transvestite, Feticist* del Consenso, BDSMers lontan* dalle logiche mainstream, Multiaffettivi e multiamorose, e questo è il nostro QueerPride!

Ci troviamo dalle 16 in piazza Arbarello.

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Lug 6 2016

Manifesto QueerPride Torino 2016

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Queer contro il futuro, perché quello che siamo oggi non è ciò che saremo domani. Esprimiamo ciò che siamo e ciò a cui aneliamo giorno per giorno, rispettiamo la fluidità delle nostre identità, dei nostri corpi e dei nostri desideri, esplorando e scoprendo la nostra sconfinatezza e abbattendo tutti i muri, anche quelli dentro di noi.

Non cerchiamo il riconoscimento di un sistema che ha tentato di plasmarci, di smussare le nostre differenze e che quotidianamente cerca di opprimerci, violentarci, azzittirci. Affermiamo la nostra autodeterminazione e rifiutiamo definizioni che non potranno mai catturare la nostra fluidità di genere.

Non accettiamo che il nostro posto nella società sia determinato dal lavoro che svolgiamo, nemmeno sessuale − e, in ogni caso, dal fatto di averne uno.

Forse non possiamo avere figl*, forse non ne vogliamo, o non pensiamo di valere meno di qualcun* che ancora non esiste.

Nel nostro futuro c’è pensiero critico, mai accettazione passiva, e rispetto per il vivente nella sua molteplicità.

Non ci sono compromessi con chi impugna armi per opprimere e reprimere il dissenso, non ci sono sguardi rivolti altrove, i nostri occhi puntano dritto nei vostri. Non ci sono gerarchie, né squilibri di potere perché siamo perfettamente in grado di decidere per noi stess* e non ci sentiamo più sicur* se ci sono forze dell’ordine in giro.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

I nostri corpi riempiono lo spazio come preferiscono e vi si muovono all’interno a modo loro, senza desiderare né richiedere l’approvazione di nessuno. I nostri corpi amano, scopano, soffrono in maniera libera. Non vogliamo il vostro futuro perché non ci basta scendere in piazza un giorno, noi andiamo ovunque sempre e ai treni ad alta velocità preferiamo i trenini orgiastici: siamo pervers*, cagne e disobbedienti. Perché se del domani non v’è certezza, scegliamo di godere oggi. Vogliamo essere l’osceno, creare la nostra pornografia secondo il gusto e il piacere che desideriamo, e non ce ne vergogniamo affatto.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Che lottiamo per un fiorire di mille narrazioni differenti e non crediamo alle promesse del costante processo di normalizzazione che ci viene imposto. Non vogliamo che la specificità dei nostri desideri venga ricondotta a un’egemonica narrazione dominante e resistiamo con tutte le nostre forze a questo processo infinito di assimilazione soffocante.

Incentiviamo l’esaltazione delle differenze come moltiplicatore politico affinché le categorie “normale\anormale” diventino un concetto obsoleto e tutte le dicotomie che istituiscono il concetto di normalità – in cui nessun* ricade e a cui tutt* devono però aspirare, come “uomo\non-uomo”, “etero\non-etero”, “umano\meno-che-umano”, bianco/non bianco, “cisgender\transgender” – cessino di esistere, perché vogliamo distruggere tutte le gabbie e i confini che ci opprimono, e lo facciamo attraverso l’azione diretta e l’opposizione ai sistemi di potere su cui si basano e che le giustificano.

Noi, non lottiamo per avere gabbie più comode, ma per distruggerle del tutto. I confini li vogliamo abbattere, non renderli leggermente più flessibili. Siamo animali resistenti, solidali con chi resiste a prescindere dal colore della pelle, dei peli o delle piume. Invochiamo coalizioni transgenere e transpecie, sovvertiamo norme e verità e sperimentiamo modi di esistere altri, non riconosciuti né assimilabili.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

E non prevede strade securizzate dalla polizia, locali alla moda, serate “friendly” – nelle quali l’unica libertà che ci è concessa è quella di spendere quei pochi soldi che abbiamo in quartieri gentrificati dalle politiche di speculazione – quartieri militarizzati che possano “tollerare la nostra identità sessuale”. Non saremo, nel futuro come nel presente, corpi immagine della vetrina per Torino.

Creiamo spazi di rivolta. Lottiamo con le unghie e con i denti per aprirci luoghi di espressione di ogni favolosità, non incarichiamo agenzie di bodyguard di custodire le chiavi di un qualche village – perché tanto i soldi per pagarle non ce li abbiamo.

I nostri sogni ci spingono ben al di là di banali posti di lavoro inclusivi, vogliamo liberarci dalla schiavitù del lavoro per il reddito. Vogliamo la casa, il sesso e le rose, e non abbiamo bisogno della legittimazione del sindaco o della musica della banda dei vigili municipali: ce la cantiamo e ce la suoniamo da sol*! Preferiamo lottare in prima linea per i nostri diritti che lasciare che vengano strumentalizzati dai partiti del momento.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Perché già oggi decostruiamo, attraverso le pratiche, il concetto di famiglia tradizionale ed eteronormata. Perché famiglia è ciò che ciascun* di noi riconosce (o disconosce) come tale. La non genitorialità, la monogenitorialità, la genitorialità condivisa, vivere sol*, includere all’interno del proprio cerchio di affetti e solidarietà amic*, partner, altri animali, compagn* di lotta. Amare una sola persona o più d’una, decostruire il concetto stesso di amore. Relazioni che esistono, resistono e non possono essere assimilate.

Hackeriamo l’idea di matrimonio patriarcale: non ci serve un’istituzione monolitica e tinta di arcobaleno per sentirci “uguali”. Ciò di cui abbiamo bisogno sono nuove forme di relazione, di solidarietà e di affettività, che tengano conto delle nostre esigenze e delle nostre fragilità. Rifiutiamo le dinamiche capitaliste di possesso e di oppressione e abbracciamo l’era delle zoccole etiche.

La polemica sulla genitorialità si è fossilizzata esclusivamente sul diritto a diventare madri e padri. Mentre il dibattito sugli aspetti medico-scientifici o tecnico-legali della genitorialità non eterosessuale è molto acceso, quello sull’imposizione patriarcale del concetto di famiglia è completamente assente. La genitorialità è una scelta consapevole, che va oltre la retorica dell’amore tra due persone.

La “famiglia tradizionale” è il luogo per eccellenza nel quale bambine e bambini subiscono o assistono ad episodi di violenza e nel quale è difficile, quando non impossibile, venire credut* e supportat* nel caso in cui si decida di contrapporsi a uno dei volti più beceri e violenti del patriarcato capitalista. Nel vostro domani si realizzano le condizioni per perpetuare e rendere sempre più pervasiva l’istituzione familiare tradizionale mentre diminuiscono gli spazi necessari per ragionare sulla cultura dello stupro e su come combatterla, sostituendola con la cultura del reciproco rispetto, del consenso e dell’autodeterminazione dei corpi e dei desideri.

La narrazione dominante descrive la violenza di genere come un problema vissuto esclusivamente dalle donne, rappresentate come deboli e indifese di fronte all’impeto sessuale del maschio dominante, e in quanto tali bisognose della protezione securitaria offerta dallo stato e dal suo braccio autoritario. Quello di cui noi siamo già consapevoli è che la violenza di genere viene subita da tutte quelle persone che non interpretano correttamente i ruoli loro assegnati..

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Oggi più che mai scegliamo di lottare a fianco delle migranti e dei migranti che sfidano i muri innalzati dagli stati, i fili spinati e le detenzioni coatte. Non respingiamo soltanto i confini imposti con la forza da chi ritiene di appartenere alla parte perbene del mondo – quella ricca, quella culturalmente superiore, quella che detiene potere di vita o di morte.

Con i permessi di soggiorno che ci avete concesso faremo un abito da sera favoloso; con le carte d’identità atte a decidere se siamo uomini o donne ci costruiremo un vascello pronto a salpare verso coste inesplorate. Siamo per il diritto alla libera circolazione: froce terrestri, aliene, intergalattiche unitevi! Rifiutiamo l’idea di patria e di nazione, come pure la fortezza Europa, che alza nuovi i muri e disegna nuovi steccati.

Ci dissociamo dal coro islamofobo e non cediamo allapaura instillata dalla macchina mediatica per farci sentire assolt* nell’indirizzare il nostro odio su un nemico facile. Ben più difficile sarebbe scendere a patti con le nostre famiglie cattoliche, con i nostri desideri cristiani e con la quotidiana omofobia italiana: intrisa di acqua santa e verniciata di patriarcato.

Nel futuro che state costruendo l’Africa è soltanto un continente omofobo e vi ergerete a caritatevoli insegnanti di civiltà. E cosi sovvenzionerete e appoggerete politiche civilizzatrici che mettono sull’altare del sacrificio i corpi di altr*, spesso queer, spesso neri, spesso poveri, spesso privi dei vostri privilegi. Facile sacrificare altri corpi alla causa della vostra lotta mondiale all’omofobia. Come già facevate ieri e continuate a fare oggi in Medio Oriente, dove verniciate di rosa ogni giorno il sangue versato dal Popolo Palestinese, vittima dell’Apartheid diIsraele.

Facile usare la retorica dei diritti umani per legittimare interventi armati, ricatti internazionali e investimenti neo-colonialisti. Ironico poi che voi vi autoproclamiate bianchi eroi del mondo, quando i veri corpi protagonisti di Stonewall erano neri, ma voi questo non lo ricordate, o meglio, avete voluto dimenticarlo pur di sembrare accettabili nel vostro privilegio bianco.

Noi non dimentichiamo i corpi trans, neri, le esistenze marginali che ci han condott* qui. I nostri corpi non legittimeranno i bracci di ferro tra stati postcoloniali, non legittimeranno il pinkwashing, non permetteranno l’ennesimo progetto civilizzatore.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Perché già oggi ciascun* di noi lotta per autodeterminare il proprio genere, il proprio nome e pronome, e vuole avere il diritto di decidere se prendere o non prendere ormoni e adeguare il suo aspetto a uno dei tanti generi che desidera performare, senza passare per l’inquisizione istituzionale che ci sovradetermina e ha la discrezionalità per decidere se siamo “trans abbastanza”.

Nel nostro futuro nessun* dovrà sentirsi dire “è solo una fase”, “non esisti”, “prima o poi dovrai scegliere”, e ci sarà spazio per qualsiasi orientamento romantico/aromantico e sessuale/asessuale, per qualsiasi tipo di relazione senza pretese di “normalizzazione” e ansie da prestazione.

Perché siamo tant*, differenti e se nel nostro oggi siamo trans scheccanti, pazze, arrabbiate e nervose, nel nostro domani tutto ciò che siamo sarà solo ulteriore espressione della nostra favolosità.

Perché i corpi normati e omologati “da copertina” non ci bastano. Stravolgiamo le dicotomie che dividono i corpi in belli/brutti, abili/disabili, normali/devianti, sani/patologici, presentabili/impresentabili.

Perché la I di intersex non è solo una lettera in più nell’acronimo LGBTQI, ma è una realtà biologica che mette in crisi l’ordine sessuato su cui si fonda la nostra società e il suo controllo biopolitico. Nel nostro futuro, nessun corpo deve subire mutilazioni e/o trattamenti medici non consensuali perché nato con caratteristiche biologiche che non rientrano nelle idee di maschio o femmina standard. Nel nostro futuro, nessun organo sessuale è “impresentabile” per il solo fatto di essere diverso dalla media. E questo futuro dev’essere adesso, perché domani è tardi e la dittatura del binarismo sessuale avrà già fatto qualche vittima in più.

IL NOSTRO FUTURO E’ ADESSO

Siamo i corpi malati, corpi sieropositivi, corpi cronicizzati. Il nostro futuro è oggi, perché abbiamo rinunciato all’illusione di un futuro indefinito e viviamo un rapporto diverso, queer, col tempo che viene. Corpi fragili che desiderano fortemente. Siamo i corpi in lotta nella farmacopolitica globale e dello stigma sociale, con le loro sfighe e i loro privilegi di fronte alle diseguaglianze mondiali nella diffusione dei trattamenti. Siamo corpi terminali e invisibili ai più, corpi viventi splendenti nella luce di una carezza.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Nel nostro presente ci riappropriamo delle tecnologie come estensione dei nostri corpi. Rivendichiamo il diritto a conoscerle, trasformarle, produrle e riprodurle liberamente. Usiamo e vogliamo più tecnologia libera, i cui principi e dettagli di funzionamento e produzione sono pubblicamente accessibili, aggiornabili e realizzabili. Vogliamo scrivere i nostri software, stampare i nostri circuiti, saldarci e fresarci i nostri pezzi e arti, costruirci le nostre macchine e sintetizzarci i nostri farmaci.

Ci riappropriamo della tecnologia esistente facendola a pezzi con l’accetta, per capirla e trasformarla secondo le nostre esigenze e non quelle del mercato che le ha prodotte. Riconosciamo il ruolo di potere della tecnologia come moltiplicatore/riduttore di dinamiche sociali e della spesso invisibile oppressione e discriminazione sistematica che essa attua.

Per evitarlo promuoviamo e pratichiamo unapproccio alla tecnologia che includa tutte le entità coinvolte nella sua progettazione, produzione, distribuzione, trasformazione, uso ed effetto.

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Siamo mirabolanti cyborg, desideranti e desiderate. Il grottesco e fiabesco innesto di carne, chip, ciprina, rabbia, sborra, pasticcini da tè, ormoni e musica punk. Ed è per questo che ci troviamo deliziose e deliziosamente spaesate ogniqualvolta leggiamo nella costituzione della vostra repubblica, che pretende di rappresentarci, di società naturale, famiglie naturali e manzo bio.

Siamo senzapatria e senzadio perché riteniamo doveroso disertare i desideri di ciò che stato e dio (che, come dice Bambi, sono veri solo se ci credi) desidera per noi. Ogni volta che stato e chiesa agiscono la biopolitica disegnando le agende dei nostri desideri, una fatina muore: siamo le sopravvissute della decadenza urbana.

Agiamo, è certo, lotta dura contronatura. Imperterrite e inarrestabili frocizzeremo i/le vostr* nonn*, zi*, genitori e genimucche, figl*. Danziamo sabba sui cadaveri delle società normate perché, dice la saggia, se non si balla non è la nostra rivoluzione!

Non crediamo all’illusione creata per nascondere quell’anormalità e mostruosità che è in ognun* di noi e che rivendichiamo senza vergogna. È un’illusione costruita sui privilegi ereditati da secoli di oppressione e sfruttamento dell’altr*. Abbracciamo l’anormalità, liberiamo mostri!

IL NOSTRO FUTURO È ADESSO

Chiamiamo alle armi per il coming out eterosessuale! Chi non l’ha mai preso in culo alzi la mano! Ribaltiamo l’obbligo alla visibilità imposto dall’universalismo Gay quando e come ci pare, perché sappiamo come questa logica sia governata da regole di presentabilità che non ci interessano neanche un po’: non siamo “normali”, non siamo “famiglie come loro”, non siamo neanche avvicinabili!

Il domani vi appartiene?

noi rivendichiamo l’oggi

delle nostre vite precarie

dei nostri corpi animali

delle nostre sessualità eccedenti

prive di scopi riproduttivi

ma avide di godimento!

“Generate parentele, non bambin*!” (Environmental Humanities, Haraway 2015: p. 161)