Nov 30 2016

Video integrale del convegno: Disabilità e Assistenza Sessuale.

Video integrale del seminario organizzato da Ah! sQueerTO! e Centro Documentazione Maurice:

Disabilità e assistenza sessuale.
Dibattiti e analisi di pratiche di sex working.
(28 ottobre 2016, 17.30, CLE UniTo – Aula A4)

L’incontro propone l’apertura di un dibattito cittadino sulla questione dell’assistenza sessuale alle persone con disabilità fisica. A partire dal punto di vista di attivisti/attiviste e lavoratori/lavoratrici del settore, intendiamo introdurre il pubblico, il più vasto possibile, alle questioni che riguardano l’accesso alla vita sessuale, la sua piena disposizione per tutti i soggetti, e la questione quindi collegata del sex working. Gli organizzatori e le organizzatrici si pongono in dialogo con soggetti disabili, operatori ed operatrici del settore, psicologi e psicoterapeuti, attivisti e con ogni individuo interessato al tema.

Intervengono:
Gabriele Segre (Torino): Attivista queer sul tema sessualità e disabilità.
Judith Aregger (Ginevra, Svizzera): assistente sessuale e sessuologa.
Giulia Garofalo Geymonat (Lund University): Ricercatrice e attivista.

Moderazione, introduzione e traduzione:
Lia Viola: PhD in Antropologia Culturale e Attivista di Ah sQueerTO!
Cristian Lo Iacono: Responsabile Centro Documentazione GLBTQ Maurice e Attivista di Ah sQueerTO!

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Lug 11 2016

Al pride ci siamo pres* tutto

Sabato ci siamo pres* la strada, il ponte e pure la piazza, contestando la “diversità normata” che ormai imperversa. Le nostre soggettività si sono mostrate così come le viviamo tutti i giorni, in maniera esagerata, deviata da un paradigma che ci vorrebbe ugual* e ammansit*.

Noi squeerters con la nostra camionetta insieme alle\agli squatters con il loro furgone, siamo partit* da piazza Arbarello, siamo squeertat* nel corteo del Pride torinese e abbiamo mostrato che non necessitiamo di alcun permesso di esistere. Non ci siamo fatt* dire in che posizione metterci, magari al fondo dopo tutti gli altri, carri commerciali compresi, ma ci siamo fatt* strada da sol* proprio nel bel mezzo del corteo.
Non abbiamo chiesto niente a nessun*, come è giusto che sia, e ci siamo rifiutat* di pagare “la tassa di partecipazione” che il Coordinamento Torino Pride chiede per partecipare alla parata; per noi questa è una cosa inconcepibile, perché il pride non può essere gestito e securizzato centralmente da una pseudo-organizzazione di stampo lobbistico come se fosse un evento privato.
Appena siamo entrat* ci hanno detto che noi lì non potevamo stare, come se qualcun* potesse definire le nostre modalità di partecipazione. Abbiamo portato nel corteo i nostri contenuti politici e il nostro modo frocissimo di fare le manifestazioni.
Una volta arrivat* in piazza Castello abbiamo deciso di abbandonare il corteo tirando dritto per via Po e tante persone presenti per assistere alla parata ufficiale hanno continuato il percorso con noi; ci hanno detto che questo non si poteva fare, come se le persone non avessero la libertà di seguire chi vogliono in base all’affinità politica.
Giunte in Piazza Vittorio, insieme con il furgone della “libertine parade”, abbiamo occupato temporaneamente il ponte della Gran Madre, dove siamo state raggiunte dallo spezzone studentesco, per poi ripartire e riprenderci le strade.
Alla fine del corteo queer e libertino, il nostro carro si è diretto verso il CSA Murazzi a sostegno della “cassa di resistenza” per la copertura delle spese legali dei compagni e delle compagne.

Noi veniamo ovunque, ormai l’avete capito: ballando, urlando, svestendoci, gioendo e godendo, per un giorno abbiamo fatto la Rivoluzione. Una Rivoluzione spinta dall’esigenza di affermare che noi vogliamo l’oggi, che lottiamo tutti i giorni per averlo e per costruire un futuro diverso da quello che le correnti mainstream del movimento LGBT propongono.

Sabato eravamo lì per ribadire che il compromesso non ci piace e che non siamo dispost* a lasciare indietro nessun*, di qualunque genere, di qualsiasi orientamento sessuale, di ogni colore, abbia gambe o zampe, peli, piume, becco e bocche.
Sabato abbiamo creato musica, colore, reti di solidarietà e oggi continuiamo.

GRAZIE A CHI HA LOTTATO CON NOI.


Lug 7 2016

QueerPride Contropotere Per Il Piacere

Sabato, in occasione del pride cittadino, l’assemblea queer Torino AH!SqueerTo, con il coinvolgimento di altre realtà cittadine, scenderà in piazza per portare contenuti divergenti rispetto alla proposte del movimento LGBT indentitario.

In quest’ultimo anno, le proposte politiche delle realtà LGBT hanno cercato di ricalcare il modello dominante della coppia e dei ruoli di genere troppo simili a quelli di stampo eteropatriarcale. Per avere delle briciole di diritti, sono state invisibilizzate le narrazioni difformi dagli standard ritenuti accettabili, perché non utili ai fini politici istituzionali.

Leggi il nostro documento:
https://ahsqueerto.noblogs.org/post/2016/07/06/manifesto-queerpride-torino-2016/

Siamo Frocie, Checche, Trans*, Bi/Pan/Multi/Poli/sessuali, MultiGenderS, GenderFuckerS, Cyborg, Animali Transpecie, Transvestite, Feticist* del Consenso, BDSMers lontan* dalle logiche mainstream, Multiaffettivi e multiamorose, e questo è il nostro QueerPride!

Ci troviamo dalle 16 in piazza Arbarello.

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Mag 11 2016

21 Maggio – Veniamo Ovunque – Manifestazione NazioAnale Transfemminista Lella Frocia

21bologna

Manifestazione nazioAnale TransfemministaLellaFrocia
VENIAMO OVUNQUE!
Spazi corpi desideri autogestiti
Sabato 21 maggio, ore 15, piazza del Nettuno, Bologna

::: Il SomMovimento NazioAnale scende in piazza con la
Dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre Storte
https://sommovimentonazioanale.noblogs.org/post/2016/05/05/dichiarazione-di-indipendenza-della-popola-delle-terre-storte/ :::

Corrono tempi bui. Grigi signori in piedi con libri in mano, schierati a scacchiera nelle piazze, predicano di correre subito ai ripari perché imminente è la disfatta dell’ordine (v)eterosessuale e la vittoria dell’Internazionale Frocialista. E hanno ragione. Senonché di ripari, non ve n’è alcuno!

Corrono tempi bui. Mesi di travagliate discussioni affinché i parlamentari decretassero che le froce si possono unire in coppie docili e mansuete, senza pargoli da allevare. Ma ben prima della loro autorizzazione, abbiamo costruito e viviamo reti d’affetto multiple, fatte di amiche, compagn@, fratelle, sorelli, bambin*, amanti.

Corrono tempi bui. Società sessiste e eteropatriarcali si scoprono paladine della libertà femminile solo quando serve per mostrificare i musulmani e militarizzare le città. Ma la lotta delle donne contro la violenza maschile è da sempre autorganizzata. Femministe, migranti e froce di tutti i colori già sfilano insieme per distruggere i confini e per il transito illimitato tra i generi e i territori.

Corrono tempi bui. Vi sono luoghi di lavoro in cui ci dobbiamo fingere eterosessuali, altri in cui siamo obbligate a regalare la nostra eccentricità all’azienda, confezionandola secondo i desideri dell’ufficio marketing. E anche se il glamour gay, lo chic lesbo, il look underground fanno aumentare i loro profitti, misera è la nostra paga e precaria la nostra vita. Ora basta! Mentre si prepara la fucsia primavera, se proprio dobbiamo venderci, saremo noi a stabilire il prezzo e il modo.

Froce incivili, creative esaurite, camioniste fuori moda, vecchie checche senza contributi, trans* euforiche/i/u, massaie critiche, butch insolventi, puttane inflazionate, nonne ribelli, precarie messe al bando, ci siamo unit* e proclamiamo al mondo la

DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLA POPOLA DELLE TERRE STORTE

Siamo finocchie selvatiche, femministe in erba, trans in fiore, genuine e clandestine: creiamo genealogie e parentele oltre le specie. Siamo trans-ecologiste e resistiamo alla radioattività della famiglia nucleare sperimentando forme sovversive di affetto, piacere, solidarietà, relazione. Siamo le guerrigliere della lotta anale contro il capitale.

Sottraiamo la nostra creatività ai brand della moda. La contessa di AccaEmme, la regina di Kos, da oggi si vestiranno da sole. Designer e parrucchiere, stiliste e commessi, allestiamo apparati effimeri per il funerale dell’eterosessualità obbligatoria.
Lesbiche virtuose del fai-da-te, non maneggiamo più trapani, seghe, martelli per vendere le merci del Re Merlin, ma li usiamo per costruire spazi liberati dallo sfruttamento e dalla competizione neoliberista.
Ci siamo già infiltrate nelle redazioni dei giornali femminili, delle radio commerciali, della televisione nazionalpopolare: interrompiamo la trasmissione dei ruoli sessuali e la programmazione delle nuove identità preconfezionate, produciamo format di sovversione.

Con i poteri che ci siamo date, aboliamo il culto dell’autoimprenditorialità e l’obbligo di trasformare tutto ciò che siamo e facciamo in qualcosa di spendibile sul mercato del lavoro. Startuppami ‘sta fregna!
Con le briciole di riconoscimento concesse dall’azienda e dalle politiche antidiscriminatorie ci facciamo i biscottini. Abbiamo comunque deciso di prenderci tutta la pasticceria.
Parliamo noi per noi stes(s)e e ci autoriconosciamo, le une con gli altri/e/u.

Sottraiamo per sempre i nostri saperi e quelli prodotti su di noi all’Accademia del Capitale, per restituirli alla libera circolazione. Non saremo più un caso di studio, perché le nostre vite eccedono qualunque teoria: autogeneriamo conoscenza su di noi, animali umani e non umani, e sul mondo.
Ci riappropriamo in forma collettiva e autogestita dei nostri corpi, della loro capacità di godere, di creare, di trasformarsi.
Nelle consultorie transfemministefroce, decostruiamo e ri-costruiamo i nostri corpi con tutte le protesi fisiche e chimiche che desideriamo, reinventiamo i canoni estetici, i piaceri, il concetto di salute e sovvertiamo le pratiche della cura.

Lavorare stanca: nella fucsia primavera proclamiamo l’abolizione del ricatto del lavoro.
Istituiamo un piano queerquennale che prevede casa, luce, acqua, rose, gardenie e fiori di lotta perpetua per tutti, tutte e tette.
Siamo stufe di stare in appartamenti cari e brutti: ci riprendiamo basiliche, ville, condomini sfitti e castelli per tutti, tuttu e tutte! A ciascuna, ciascuno e ciascunu secondo i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue fantasie.

Proclamiamo l’inizio della de-civilizzazione. Rifiutiamo la logica che divide le culture in “avanzate” e “arretrate” con la scusa dei “diritti” delle donne o delle cosiddette “minoranze” sessuali. Sostituiamo l’avanzata rettilinea del Progresso con percorsi obliqui, grovigli, passi di danza, vagabondaggi.
Ci prendiamo tutto lo spazio che ci serve. I pompieri sugli alberi miao, gli sgomberi ciao.

Noi, Popola delle Terre Storte, irrompiamo nello spazio pubblico oltre le forme autorizzate del vivere.

Siamo uscite/i/u dalle dark room, dalle palestre, dai ritiri in campagna, debordiamo dagli spazi autogestiti sgomberati, dalle strade e dai marciapiedi, dai luoghi perimetrati dove volevate ghettizzarci. Convergiamo in spazi comuni in continua espansione. Contaminiamo ogni luogo con la nostra favolosità: ogni via, ogni strada, ogni angolo ci serve per ridisegnare le geografie dei desideri e dei piaceri. Chi ci voleva a casa a spolverare i mobili, ci ha trovato in strada a polverizzare i ruoli di genere.

Siamo l’imprevisto nell’ingranaggio del capitale. Venite e godete con noi!

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